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Angelo Tonelli, quando la Poesia vince il potere

P come parola, potenza, profezia, peripezia, pólis, passione;
O come origine, occhio, ombra, oltre;
E come estasi, energia;
S come sacro, silenzio, suono, sciamano, sophía, sintesi, sentire, specchio;
I come invisibile, immaginazione, intensità, iniziazione, incubo;
A come anima, Assoluto, anamorfosi, azione.

Ecco per scoprire di Angelo Tonelli si deve partire da questo manifesto, evitare di leggere le biografia in calce ai molti libri pubblicati dove viene presentato come un poeta, performer, regista teatrale, uno dei massimi studiosi e traduttori italiani di classici greci. Definizioni tutte giuste, ma generiche che non dicono nulla dell’intensità e delle profondità di queso originale protagonista della cultura del nostro tempo. L’identità di Angelo è tutta speciale, va al di là delle tradizionali categorie, perché tutto in lui parte dalla Poesia. Angelo spiega che la Poesia è energia fissata in parola scritta o pronunciata, che rinvia alla vissutezza da cui è sorta: se alla sua radice non c’è un forte sentire la poesia non è poesia, ma burocrazia esistenziale, nomenclatura letteraria, scoria: e dunque la parola poetica, scritta o pronunciata è, per parafrasare un’espressione felice che Hadot applica alla filosofia antica, un esercizio spirituale che consente di evocare nel lettore e nell’autore lo stato dell’anima e della mente da cui è scaturita. E non c’è poesia senza estasi, sacro, suono-musica e silenzio, senza rimando a qualcosa d’altro che della poesia come oggetto scritto o pronunciato costituisce l’arto fantasma, o l’aura. Tutto questo è lontano dalla poesia come letteratura, o tripudio pseudoavanguardistico del significante, o esercizio di ricalco estetizzante dell’esistente, malinconica e intimistica consolatio vitae, imbalsamazione lirica dei bei tempi perduti, richiesta seduttiva di gratificazione alla cerchia dei critici e dei lettori. La Poesia per Angelo agisce sulla pólis, sulla civiltà, nel senso che essa mira a uccidere la Storia-come-bestemmia e vuole rigenerare il mondo degli umani attraverso la sollecitazione di una rivoluzione spirituale. Un percorso quindi lontano dalla poesia e dall’arte impegnata degli anni ’70, legata a schieramenti ideologici. La Poesia-sophìa è mistagogica e iniziatica, rifugge da tutte le ideologie e combatte l’intera classe dominante del pianeta, giudicandola cieca e corrotta, e vuole costringerla a una pratica spirituale che le consenta di liberarsi dai demoni che la possiedono (ignoranza, avidità, violenza, sotto l’egida del più povero tra gli dei, il diodenaro, e del più debole, il diopotere). Marco Ausili ha scritto Angelo Tonelli non è un filosofo, né un sociologo. È un letterato, una specie di artista. Per questo forse il suo discorso sarà disorganico e talvolta velato di facile entusiasmo. Ma anche Angelo Tonelli è dalla parte di una critica radicale e originale nei confronti del sistema. In questo c’è qualcosa di vero, ma dimentica di scoprire le radici del pensiero di questo straordinario protagonista della cultura contemporanea. Angelo Tonelli è riuscito in un’impresa straordinaria: tradurre tutto il teatro di Eschilo, Sofocle e Euripide. A questo fine, è il caso di ricordare Sperare l’insperabile. Per una democrazia sapienziale per Armando Editori, dove la tragedia classica è il mezzo per parlare della società di oggi. Ed è in questa sede che Tonelli diventa acuto osservatore della contemporaneità, dove domina l’ignoranza diffusa, l’avidità, la violenza e il Dio Denaro sono, secondo l’Artista, le forze negative di base, che accecano l’umanità. Angelo è consapevole che viviamo nell’assenza della democrazia, mentre tanta parte dell’intellettualità, compresa la casta politica, non perde occasione per delegittimare quanti propongono un forte cambiamento, in quanto presumibilmente demolitore delle odierne libertà democratiche. Nell’intervista a Luca Valentini spiega che Sapienza è un modo di essere, filosofia un modo di pensare. Il sapiente incarna la verità in quanto esperienza diretta, il filosofo ne fa un oggetto di pensiero e di ricerca. Parmenide, Eraclito, Empedocle erano più simili a Buddha che non a Spinoza, Kant o Schopenhauer, per citare i migliori tra i filosofi occidentali. Ciò che rende unico l’Artista sono le radici culturali quando racconta che molto giovane, incontrai a Parigi un grande studioso benedettino di Neoplatonismo, Saffrey: per lui gli Oracoli erano testi desunti dal Neoplatonismo.Per me erano la base esperienziale, misterica, di una cerchia sapienziale che respira aria e talora parlava la lingua  platonica e neoplatonica, ma viveva una esperienza radicale e iniziatica che stava alla radice di certo Neoplatonismo, che della medesima esperienza costituiva la declinazione intellettuale. Angelo Tonelli attento osservatore della contemporaneità giunge alla conclusione che l’ignoranza diffusa, l’avidità, la violenza e il Dio Denaro sono, secondo lo studioso, le tendenze negative di base, le quali eserciterebbero una pressione preponderante sulla psiche dell’umanità. Per questo lo troviamo davanti alla Borsa di Milano a celebrare il rito esoterico per contestare la voracità del potere, affermare la verità di creare una nuova direzione, illuminata, della civiltà globale, in grado di agire in controtendenza rispetto alla crisi eco-antropologica in atto, oppure si andrà incontro a una vera e propria catastrofe della civiltà stessa. Ecco perché la Poesia in AngeloTonelli è scelta di vita, dimensione esistenziale, percorso mistico-esoterico alla ricerca dell’io con gli altri nel tutto.

 

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