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La battaglia di Osacca e i partigiani russi

La battaglia di Osacca fu un episodio straordinario della resistenza. Ricordarlo è importante per le nuove generazioni. La democrazia, la libertà, la Costituzioni sono beni preziosi da difendere. Bardi ricorda con affetto i partigiani e a lor va tutto il mio affetto e la gratitudine per la nuova Italia.

La Resistenza è stata combattuta nella Val Ceno con grande coraggio dai partigiani e dalle popolazioni. In VaI Noveglia erano i punti di appoggio e di rifornimento come “Casa Fulgoni” in località Noveglia, “Casa Sbuttoni” in località Copelli, “Casa Sidoli” in località Boé, Giovanni Sidoli (Boé) distribuiva le armi, che arrivavano da Parma. La battaglia di Osacca è tra le pagine più belle.

La mattina del 25 dicembre ’43, mentre la popolazione di Osacca e i partigiani si preparavano a festeggiare come potevano il Natale, un ragazzo portò da Noveglia la notizia che i fascisti dell’Ottantesima Legione di Parma stavano arrivando. Il contingente fascista era arrivato a Noveglia di Bardi “guidata da una spia, che alcun tempo prima si era infiltrato fra le file dei partigiani“. A Noveglia, i fascisti arrestarono alcuni civili segnalati come collaboratori dei partigiani e poi si incamminarono per Osacca, A Roncazzuolo fecero altri prigionieri e alle nove e mezza circa raggiunsero la località Case Vecchie, il più basso dei gruppi di case che di Osacca, dove si prepararono per accerchiare le località “Costa” e “Pesche”, dove sapevano che c’erano “ribelli”.

I partigiani e la popolazione respinsero i fascisti, che furono costretti alla fuga. Fu una grande vittoria. La popolazione di Parma fu informata con un volantino ciclostilato preparato e diffuso clandestinamente dal C.LN.

Osacca in seguito diventerà la sede del comando della 12a Brigata Garibaldi prima della liberazione della Valle del Ceno, avvenuta il 10 giugno 1944.

Protagonisti: Giovanni Favagrossa (medaglia d’Argento al V. M. alla memoria), , caduto, combattendo contro i tedeschi in ritirata, a Casalbellotto, il 24 aprile 1945; Sergio Vida di Casalmaggiore (Cremona); Alceste Bertoli, inviato con incarichi organizzativi da Parma; montanari del luogo come Albino Bergazzi, Beniamino Cristina, Giovanni Cristina, Giuseppe Colombani, Antonio Fulgoni, Italo Mortali, Domenico Zazzera, giovani come Giovanni Taraborrelli, Luigi Casula, protagonista della battaglia del Lago Santo, ucciso nel giugno ’44 in Vai Gotra, Luigi Sau e Isidoro Frigau, caduto il 15 marzo 1944 a Succisa di Pontremoli combattendo con Fermo Ognibene (Medaglia d’Oro al V. M. alla memoria); Luigi Ralli, catturato in un rastrellamento nella zona di Pellegrino Parmense e fucilato il 20 aprile ’44 a Castelfranco Emilia.

Personaggio di particolare rilievo fu Giovanni Mortali di Osacca, caduto il 28 aprile 1945. Giovanni fu il protagonista della battaglia del Natale ’43 a Osacca, della liberazione della VaI Ceno, con la prima Brigata partigiana della provincia ed fu fra “i protagonisti della grande battaglia finale della “Sacca di Fornovo” nella quale, dal 24 al 29 aprile ’45, gli effettivi di sei Brigate partigiane, affiancati dal giorno 26 dal 6° Rgt. di fanteria del Corpo di Spedizione Brasiliano e da alcuni reparti corazzati statunitensi, erano impegnati a bloccare, nel triangolo Fornovo-Collecchio-Medesano, la 1483 Div. di fanteria tedesca, al completo e i resti della 903 Div. motorizzata e della Div. fascista ‘Italia’ ”. Fu in quest’ultima battaglia che cadde Giovanni Mortali, mentre l’Italia già festeggiava la libertà per la quale aveva combattuto.

Poco distante da Osacca nacque la Repubblica partigiana della Val Taro il 15 giugno. Nella notte tra il 14 e il 15 giugno i fascisti fuggirono da Borgotaro e il giorno dopo, il 15 giugno i partigiani sfilarono per il paese. Gli storici preciano che si trattò “della liberazione di un territorio di circa 2500 chilometri quadrati nelle retrovie dell’esercito tedesco ed in una zona di vitale importanza per i collegamenti da e per il fronte. In tutto la zona comprendeva ben dieci comuni, circa un quinto rispetto al totale dei comuni parmensi, ed una popolazione di 43000 abitanti”. Compiano, lontana dagli attacchi tedeschi e facile da raggiungere, fu scelta come capitale da Lucidi (colonnello Pietro

Lavani). I confini del territorio erano costituiti dal passo del Bocco, passo di Centocroci, dal Molinatico e dalla val Manubiola e dalla bassa Val Taro verso Fornovo. L’ospedale venne collocato nella casa di riposo del paese mentre il Municipio divenne sede del comando, alloggio dei partigiani e sede delle prigioni. Amleto Fulchiati fu nominato sindaco. In tutti i comuni del territorio libero la popolazione fu chiamata ad eleggere i sindaci. Bardi fu liberato dalla 12ª Brigata Garibaldi e l’11 giugno fu eletto sindaco Giuseppe Lumia. Il 13 luglio il CLN riuscì persino a stampare il giornale “La Nuova Italia. Giornale del Territorio libero del Taro”.

La Resistenza Italiana ha un’anima internazionale. Tra le popolazioni del parmense si ricordano alcune figure di partigiani sovietici diventate leggendarie.

I russi che combatterono nella resistenza italiana furono più di 5500. Fëdor Andrianovič Poletaev era il mito tra i partigiani. Era soprannominato il “Gigante Fiodor” per la sua prestanza fisica. Fatto prigioniero dai tedeschi, nel luglio ’44 riuscì a fuggire dal campo di concentramento di Tortona e ad unirsi ai partigiani dell’Appennino e ad entrare nel Distaccamento B.I.R.S. (Banda italo-russa di sabotaggio) che faceva parte della 798 Brigata “A.Mazzarello”. Nel mese di ottobre, su ordine del VI Comando di Zona, la Brigata fu sciolta e Fiodor andò a combattere nella 580 Brigata “Oreste” della Divisione Garibaldi “Cichero”.

L’8 ottobre ’44, su ordine del comando della Brigata, “Pinan” entrò nel Distaccamento “Nino Franchi”. Il 27 ottobre il suo distaccamento fu inviato in Val Borbera. Fiodor fu ucciso nella Battaglia di Cantalupo il 2 febbraio ’45,mentre stava proteggendo l’arretramento di alcuni compagni. E’ sepolto a Genova nel cimitero di Staglieno.

Fëdor fu insignito della medaglia di Eroe dell’Unione sovietica ed è fra i pochissimi casi in Italia, tutti sovietici, cui venne conferita la Medaglia d’oro al valor militare. Altri tre partigiani sovietici sono stati decorati postumi con la Medaglia d’Oro al Valore Militare: Nikolaj Bujanov, Fore Mosulishvili e Daniel Avdeev

E come non ricordare Vladimir Jakovlevič Pereladov che nel marzo del ’44 comandava un reparto partigiano composto prevalentemente da ex prigionieri russi e che successivamente organizzò il Battaglione sovietico, di cui era commissario politico Anatoij Tarasov. Come ci racconta nel libro “Zapiski russkogo garibal’dijca (Memorie di un garibaldino russo)”.

E ancora Anatolij Makarovič Tarasov, fatto prigioniero nella prima fase della guerra, venne trasferito in Italia, ma riuscì a fuggire con Victori Pirogov nella casa dei fratelli Cervi a Gattatico. Fatto nuovamente prigioniero fugge nuovamente e torna combattere nella SAP e nel battaglione sovietico, una brigata internazionale formata prevalentemente da ex soldati dell’Armata Rossa, incorporata nelle formazioni partigiane modenesi. Tarasov passa la Linea Gotica e raggiunge le truppe regolari sovietiche.

Tarasov ci ha lasciato una fitta corrispondenza con Alcide Cervi e molti partigiani italiani. Nel 1960 scrisse il libro di ricordi “Sui monti d’Italia (В горах Италии)” e “L’Italia nel cuore (Италия в сердце)”.

Dal volume Val Ceno. Leggende e racconti di Vinicio Ceccarini , ilusrazioni Flavio Nespi, La Spezia 2015

Fonti. La « voce» OSACCA, redatta, per l’Enciclopedia dell’Antifascismo e della Resistenza, dal Seno Ing. Giacomo Ferrari (Arta, Comandante Unico delle formazioni partigiane della provincia di Parma), che si è valso, per la stesura della «voce», della collaborazione della popolazione della località e di alcuni casalaschi superstiti dello scontro.

 

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