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Che succede, Europa?

Cosa hanno in comune il virus Covid 19 e il conflitto tra Russia e Ucraina Apparentemente nulla, ma la storia recente ci racconta che per l’Europa sono entrambe terreno di sperimentazione di un “sistema sociale” basato su premialità e sanzioni: un sistema che sta accelerando la compressione dei diritti e l’intromissione di due poteri, quello pubblico (nazionale e sovranazionale) e quello corporativo, nella sfera privata di cittadini e imprese europei.

Se, nel caso del Covid, le restrizioni alle libertà private erano state giustificate dalla paura del virus e il rilascio premiale di concessioni introdotto quasi per inerzia dalle istituzioni, nel caso del conflitto ucraino le sanzioni punitive contro la Russia hanno fatto emergere – anche qui tramite un processo top-down – una russofobia crescente. L’ultima dimostrazione in ordine di tempo, probabilmente anche la più grave, è il divieto di rilascio di visti turistici per l’area Schengen ai cittadini di nazionalità russa introdotto da Lituania ed Estonia e presto sul tavolo sanzionatorio dell’Unione Europea. Un punto di non ritorno anche simbolicamente significativo per un continente che ha fatto della libertà di movimento uno dei suoi principi e valori fondanti.

Nonostante le sanzioni economiche ed energetiche stiano contribuendo più all’aumento dell’inflazione occidentale che a colpire l’economia russa rivoltasi prontamente ad altri mercati, l’Europa lavora al settimo pacchetto di sanzioni all’interno del quale potrebbe essere inserito il ban ai visti turistici Schengen. Una decisione che mira esplicitamente a punire un popolo sulla base dell’etnia, contro ogni principio etico e soprattutto in contrasto con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e la politica sull’immigrazione della stessa Unione Europea. Un precedente pericoloso. Una escalation sanzionatoria che nasce dalla convinzione di poter persuadere con il ricatto i cittadini ad abbandonare la leadership politica della Federazione Russa al proprio destino. Un tentativo disperato frutto di una mancanza di conoscenza e comprensione della Russia e dei russi: i cittadini infatti, checchè ne dicano all’unisono i mass media occidentali, hanno compreso la reale validità delle motivazioni e della minaccia alla base dell’operazione militare speciale in Ucraina perciò sono convintamente dalla parte del loro Presidente. E non rimpiangono lo stile di vita occidentale contemporaneo con le sue teorie gender, la cancel culture, le politiche green, le premialità e le restrizioni.

Impressiona, poi, che i rappresentanti e le istituzioni UE si spendano nel celebrare “l’Europa unita e compatta” in occasione di ogni passo in avanti nell’erosione dei diritti, delle libertà e soprattutto del benessere dei popoli europei. L’Europa sembra trovarsi sulla strada per un’autocrazia sovranazionale con i leader europei sempre più inclini a usare situazioni eccezionali ed emergenziali per accelerare questo processo, in stile Grecia. La Russia però non è la Grecia, ma è geograficamente, culturalmente e storicamente Europa, e oggi più che mai ne custodisce l’anima perduta.

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Elios
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