L’Orfismo in Eugenio Montale di Angelo Tonelli. Terza parte.
…L’antinomia tra micropaesaggi orfici e antiorfismo culturale del Nostro rivela la sua fecondità ermeneutica in uno dei testi chiave di tutta la raccolta, Meriggiare pallido e assorto, in cui le prime tre quartine introducono all’ora panica del ‘meriggio’ connotandola – pur nell’incanto acustico-visivo culminante nel dantesco <palpitare / lontano di scaglie di mare> – di sfumature un po’ fané (<pallido e assorto>) che preparano a quella sensazione del tutto antidannunziana di <triste meraviglia> in explicit.
Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.
Nelle crepe del muro o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono e ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.
Ascoltare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.…
(Meriggiare pallido e assorto, vv. 1-12)
Gli ultimi cinque versi costituiscono una perfetta sintesi della poetica di Montale.
Angelo Tonelli. Gli ultimi cinque versi costituiscono una perfetta sintesi della poetica di Montale, e spiegano la sua fortuna in un Novecento italiano che preferisce tenersi al di qua del ‘muro’ che apre all’esperienza mistica, e coltivare un limite troppo umano comunque funzionale a una civiltà dell’inconsapevolezza: ben oltre il muro del limite, ma con limiti di equilibrio si erano spinti il superomismo panico e versipelle di D’Annunzio, e il delirio orfico di Campana, ed è oltre il ‘muro’montaliano che deve muoversi, nella nostra prospettiva, una poetica orfica:
…E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
(ibidem, vv.13-17 )
Il cielo si fa luogo della visita di un Orfeo uranio vellutato, accogliente e materno:
…e su tutto l’abbraccio d’un bianco cielo quieto. …
(Ripenso il tuo sorriso ed è per me acqua limpida, v. 4)
Ma assume connotati di incanto algido e un po’ crudele nell’explicit dechirichiano di Spesso il male di vivere ho incontrato:
…Bene non seppi fuori del prodigio
che schiude la divina indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.
(Spesso il male di vivere ho incontrato, vv. 5-8)
La magia metatemporale che include il presente in un eterno passato originario.
Angelo Tonelli. La magia metatemporale che include il presente in un eterno passato originario (come non pensare alla Mnemosyne dei Misteri Orfici?) intride di sé l’apparizione del Tritone dai flutti del mare che lambisce la chiesa di San Pietro a Porto Venere, definita <cristiano tempio> e non ‘chiesa’ proprio per rinviare alla sua origine precristiana di tempio venusiano. Porto Venere, presente che rivela il passato, è luogo mistico dell’origine, rispetto al quale la vita ordinaria, per il solito pendolo orfico-antiorfico caratteristico della poetica del primo Montale, è maschera.
Là fuoresce il Tritone
dai flutti che lambiscono
un cristiano tempio, ed ogni ora prossima
è antica. …
(Porto Venere, vv. 1-5)
…quivi sei alle origini
e decidere è stolto:
ripartirai più tardi
per assumere un volto.
(ibidem, vv. 10-13)
Antiorfismo di cui Forse un mattino andando in un’aria di vetro è vero e proprio manifesto.
Angelo Tonelli. Antiorfismo di cui Forse un mattino andando in un’aria di vetro è vero e proprio manifesto, con quell’angosciato caracollare nel Nulla, miracolo rovesciato, ubriacatura di terrore che nasce dall’avere perso il contatto con l’Origine.
Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco. …
(Forse un mattino andando in un’aria di vetro, vv. 1-4)
L’Origine è <vena segreta> e <foce> della vita in Debole sistro al vento:
…Dirama dal profondo
in noi la vena
segreta: il nostro mondo
si regge appena. …
(Debole sistro al vento, vv. 4-8)
…Il gesto indi s’annulla,
tace ogni voce,
discende alla sua foce
la vita brulla.
(ibidem, vv. 13-16 )
L’orfismo di Montale culmina nella sezione Mediterraneo.
Angelo Tonelli. L’orfismo di Montale culmina nella sezione Mediterraneo, dove il mare del paesaggio ligure di Monterosso diventa il mare cosmico simbolo dell’unità oceanica di tutte le cose, Grande Madre mediterranea:
…La casa delle mie estati lontane
t’era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l’aria le zanzare. …
(Antico, sono ubriacato dalla tua voce, vv. 12-15)
…Tu m’hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; …
(ibidem, vv. 15-17)
Angelo Tonelli. Come non pensare al frammento eracliteo <mutando riposa>1, strettamente connesso all’intuizione dell’unità di tutte le cose (hèn pánta), di fronte a versi come questi?:
…che mi era in fondo
la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
e insieme fisso:”…
(ibidem, vv. 15-17)
E come non rintracciare in queste parole di purificazione segni di una orficissima catarsi che eguaglia al divino?:
…e svuotarmi così d’ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie del tuo abisso.
(ibidem, vv. 18-21)
1 Eraclito 22B 84a DK
segue