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Fulci for fake. Intervista alla produttrice Giada Mazzoleni

Fulci For Fake è il primo biopic su Lucio Fulci, diretto dal regista Simone Scafidi e prodotto da Paguro Film e 341Production, è stato presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia. Nel cast: Nicola Nocella, Antonella Fulci, Camilla Fulci, Sandro Bitetto, Fabio Frizzi, Lucio Fulci, Paolo Malco, Davide Pulici, Enrico Vanzina. Il film si interroga sull’uomo, le sue passioni e le sue difficoltà attraverso materiale video e fotografico inedito. E’ la storia di un attore Nicola Nocella, che dovendo interpretare il ruolo di Lucio Fulci in un film, interrogandosi su chi fosse davvero, per conoscerlo nel profondo, decide di intervistare chi ha collaborato con lui e chi lo ha conosciuto.

Il trailer di Fulci For Fake. Giada Mazzoleni, nata nel 1989, dopo un’immatricolazione classica e una laurea in lingue mediatiche presso l’Università Cattolica di Milano, si è iscritta al corso di produzione per cinema e TV presso le Scuole Civiche di Milano. Il suo primo ruolo è stato quello di segretaria di edizione ne”La Festa” di Simone Scafidi, prodotta da Gagarin SRL, per la quale lavorerà per 2 anni come produttrice di sviluppo insieme al produttore Franco Bocca Gelsi (Fame Chimica, Fuga dal call center, L’ultimo pastore). Nel frattempo si avvicina alla produzione pubblicitaria milanese, collaborando con le più prestigiose aziende della città (hFilm, Enormous Film, Filmgood, NCN, 360FX, The Blink Fish, Cattleya).

Nel 2013 si unisce nuovamente a Scafidi per la produzione esecutiva di “Eva Braun”, lungometraggio scandalistico. Nel 2017 è la responsabile della produzione di “I passi leggeri” di Vittorio Rifranti, regista indipendente di Milano, Premio Pardo a Locarno nel 2007. Nel 2018 si trasferisce definitivamente a Birmingham, dove avvia la Paguro Film e produce “Moths to flame” premiato con il nastro d’argento e “Fulci For Fake” un documentario selezionato al Festival del Cinema di Venezia e al Sitges. Lavora nel dipartimento di produzione di Think Cattleya (“Entering Red”, ultimo lavoro diretto da Matteo Garrone) e come insegnante in gestione della produzione presso la Scuola Civica del Cinema di Milano. È pronta a lanciare il Birmingham Italian Film Festival nell’inverno 2019.

Come nasce il progetto di realizzare un biopic su il regista Lucio Fulcio?  Nasce nella modo più semplice: con un produttore che incontra un regista. Il mio primo set era proprio stato un film di Simone: La Festa, per cui avevo lavorato come segretaria di edizione durante i miei studi alla Scuola Civica del Cinema di Milano. Dopo qualche anno Simone mi ha proposto come direttore di produzione per Eva Braun, e da ultimo, dopo aver aperto la mia casa di produzione Paguro Film in Uk, il salto si è compiuto del tutto con la decisione di diventare produttrice. Dopo aver prodotto il cortometraggio FALENE, vincitore del Nastro D’Argento 2019, volevo produrre un documentario e Simone mi ha avanzato la proposta di realizzare un biopic su Fulci, che mi è sembrata molto interessante nella sua costruzione e nella sua attualità.

Produrre un biopic non è cosa semplice, come siete entrati in empatia con il progetto e quali difficoltà avete avuto?  Empatia dal primo istante. Non posso pensare di lavorare 12 mesi su un progetto che non mi ha conquistato. Difficoltà forse nessuna, l’appoggio delle figlie del regista Lucio Fulci: Antonella e Camilla ci ha ampiamente favorito nella fase di ricerca e sviluppo dell’opera. Senza il loro aiuto sarebbe stato davvero difficile ricostruire il privato di Lucio Fulci.  Dal punto di vista produttivo invece, la scelta di 341production come coproduttore italiano dell’operazione è stata centrale. 

La tua è una casa di produzione giovane, questo film sta facendo un percorso importante è partito da Venezia dove avete invaso con gli zombie il lido. Sei soddisfatta dal percorso che sta facendo il film? Si, molto. Un piccolo film nato in maniera totalmente indipendente che continua a ritagliare il proprio spazio nel panorama cinematografico mondiale. Dopo Venezia c’è stato Sitges, il festival di genere numero 1 al mondo, poi il Sud Africa con il SA Horror Fest, poi Night Visions in Finlandia, e ancora Abertoir in Uk. La prossima tappa sarà a Seul a gennaio. 

Come è stato il percorso che ti ha portato a decidere di diventare una produttrice? Mi è difficile spiegarlo, non credo sia mai stato un mio goal. Ho semplicemente seguito il naturale corso delle cose. Le mie prime esperienze sul set sono state come segretaria di edizione, poi mi sono indirizzata alla produzione, su set piccoli come direttore di produzione, su set più grandi come assistente o ispettore. Ho avuto anche modo di lavorare come casting director e come producer. Diciamo che l’ultimo gradino forse era quello della produttrice, ruolo che da sempre mi ha incuriosito ma mai attratto, e invece in questi ultimi due anni mi sono scoperta molto interessata a piani finanziari, a dossier di presentazione, a mercati e a tutto quello che ruota intorno a chi nell’industria ha un ruolo meno logistico, ma più strategico finanziario (e anche creativo). 

Come è il mondo del lavoro in Inghilterra? Ho scelto di fondare Paguro Film nelle Midlands che al momento stanno avviando una piccola grande rivoluzione nel mercato cinematografico e televisivo nazionale. Il governo investe molto nella regione e successi come quello della serie Peaky Blinders sono segnali che affermano una crescita sempre più importante nel settore creativo inglese. La film industry è ben strutturata con numerosi opportunità di finanziamenti per l’audiovisivo, sia statali che privati. Insomma, un buon progetto con un buon potenziale di mercato, viene da subito riconosciuto e promosso. 

Ci sono altri progetti al quale state lavorando? Vorrei continuare a realizzare progetti sempre più complessi, per crescere nell’offerta e nella qualità di Paguro Film.Sicuramente ampliando il catalogo di documentari e avviando lo sviluppo di un primo prodotto di fiction. Vedremo cosa succederà in questo 2020.

Elios
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