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I segreti di Angéle e Vera, le misteriose principesse russe di Lerici

La Principessa Ourousov

Riposano al cimitero di Narbostro, insieme, sepolte in piedi secondo il rito ortodosso. E c’è chi sostiene che abbiano portato con sé più di un segreto dei Romanov. Dettagli e pagine di vita che mai confidarono a voce, a nessuno, ma che – così vuole una voce insistente degli anni ’60 – raccontarono dettagliatamente  in un diario mai più ritrovato, nascosto probabilmente nel golfo spezzino. Si tratta di due donne, madre e figlia, che ebbero una vita molto particolare, ricca di momenti molto belli ma anche di altri di grande sofferenza, perché vissero anni molto tormentati. Tutte e due sono morte in Italia, tutte e due sono sepolte a Lerici, per una serie singolare di circostanze.

La madre si chiamava Angéle, francese, era nata a Thouron il 13 ottobre del 1843. Non aveva ancora 18 anni, il 21 luglio del 1861, quando sposò Georges Petrovitch Alexeieff, ciambellano dell’imperatore. Si trasferì in Russia. Due anni dopo diede alla luce una figlia, Vera, che andò sposa ad un principe della dinastia Ourousov. Ebbe anche un’altra figlia Olga, nata nel 1864 e mancata nel 1899. Angéle è mancata nel 1933. La figlia Vera è mancata nel 1955. Come moltissimi altri nobili, le due donne erano scappate via nel corso della rivoluzione russa del 1917. Erano nobili. Pertanto erano in pericolo di vita, in quel momento così intenso e drammatico della storia. Senza entrare nel tema così complesso e articolato della rivoluzione, il dato certo è che madre e figlia riuscirono a scappare, grazie ad amici italiani, e vissero poi indisturbate nel golfo della Spezia, dopo essersi rifugiate a Bagnola, sopra Lerici. 

È una storia che si intreccia con la tragica fine della famiglia imperiale russa, dello zar Nicola II, della moglie Alexandra e dei figli, arrestati e trasferiti come prigionieri a Tobolsk e da lì a Ekaterinburg, dove furono fucilati il 17 luglio del 1918. Tutti. Leggenda vuole, però, che si sia salvata la figlia più giovane, Anastasia. È un mito celebrato dal cinema, dalla musica, perfino dai cartoni animati. Piace moltissimo, perché – ovviamente – è vissuto in modo edulcorato, come una storia di fiaba, e non affonta nemmeno lontanamente le ragioni della rivoluzione. Piace, l’idea che la giovane Anastasia sia rimasta viva. Tanto che sono state decine, nel tempo, le donne che si sono spacciate per lei. E qui entra in gioco il presunto diario che le due nobildonne lericine avrebbero tenuto nascosto. Un diario contenente la verità sulla fine dei Romanov.

Nella foto da sinistra, Il principe Nikolaj, Georges Petrovitch Alexeieff, La Domenica del Corriere

Georges Petrovitch Alexeieff, Angéle (du Breuil Hélion de la Guérronnière d’Irland) era francese.  Era una degli otto figli del conte Pierre Marie Alfred, nato a Dorat il 10 ottobre 1811, e di Marie Aimée de Brettes, di tre anni più giovane. Angéle era nata a Thouron il 13 ottobre del 1843. Ragazzina, andò sposa a  Georges Petrovitch Alexeieff, ciambellano dell’imperatore. Era il 21 luglio del 1861. E due anni dopo, nel 1863, diede alla luce la primogenita, Vera, che il 24 aprile del 1894,  a 31 anni, andò a sua volta sposa ad un principe della dinastia Ourousoff, Nicolai Petrovich. Fra gli agi dei nobili e la miseria delle famiglie popolari c’era un mondo. Fra la fine dell’800 e 1917, carestia e guerra fecero esplodere la rabbia contro l’impero. Furono molti, i nobili che fuggirono. Angèle sapeva bene di rischiare la vita, restando. La figlia secondogenita, Olga, era già mancata a 35 anni, nel 1899. Le restava solo Vera, il cui sposo, principe Nicolai, sarebbe stato ucciso in modo cruento, il 19 ottobre del 1918, a 55 anni, insieme ad altri ostaggi.

La tomba a Narbostro Lerici

L’impero era finito. A portare madre e figlia a Bagnola, fu Carlo Andrea Fabbricotti, industriale del marmo. Aveva rivestito un incarico diplomatico in Russia. Conosceva la famiglia imperiale. E fece arrivare un’auto che mise in salvo le due donne. Negli archivi Fabbricotti sono conservate le lettere in cui Vera esprime gratitudine, per il sostegno al suo esilio. C’è anche uno scritto autografo della principessa, che racconta la fuga dalla Russia. E proprio Vera avrebbe scritto il famoso diario, con tutte le rivelazioni sulla sorte dei Romanov. Più principessine Ourousoff si sono chiamate Vera. Non è certo a quale si riferisca il bel ritratto di fine ‘800 di Franz Xaver Winterhalter. Il cognome stesso risulta spesso scritto in modi diversi, Ouroussof o Urusov. Così come Alexeieff è riportato anche come Alekseeva e in altri modi. Viera ed il marito condividevano la passione per l’arte e per i cavalli. Musei, collezioni, antiquariato. La madre Angèle era vicina alla zarina Aleksandra Fyodorovna. La rivoluzione irruppe nella storia delle due donne. Negli anni ’60 si diffuse la storia del diario segreto. La Domenica del Corriere diede risalto ad un servizio a firma di Renato Albanese, in cui si afferma che nella tomba di Lerici Vera abbia voluto un sacchetto di terra fatta arrivare dalla Russia. Il test appare molto romanzato, riferisce aneddoti singolari, come il fatto che il papà di Vera girasse con «una quarantina di orologi sparsi nelle tasche». E sull’arrivo delle due donne, riferisce di un viaggio a bordo di una nave «carica di carbone». Gli scavi effettuati fra 1991 e 2008 presso Ekaterinburg sembrano aver confermato la strage dei Romanov.

Il fascino della leggenda, però, resta intatto. E chissà se qualcuno, a Lerici, ha mai ricevuto confidenze da Vera. E – magari – ne ha letto il famoso diario.  Sulla storia delle principesse Ourousoff la dr. Marta Tongiani di Carrara ha iniziato da tempo un attento lavoro di ricerca  aspettiamo con curiosità il risultato di queste ricerche.

Elios
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