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Leo Castelli, il mercante globale dell’arte americana

Un grande uomo d’arte. Forse definirlo un grande gallerista è riduttivo o meglio come il titolo di un libro edito dalla Castelvecchi a lui dedicato, l’italiano che inventò l’arte in america.

Nasce in una Trieste ancora austriaca il 4 settembre del 1907, da una famiglia ebrea di origine ungherese. Il suo nome di battesimo era Leo Krausz. Castelli è il nome della madre che in seguito adotterà, Bianca Castelli. Trieste, in quegli anni, era un crocevia di etnie e di culture da quella tedesca, alla italiana, alla slava ed alla ebraica.

Inizia a lavorare per le Generali dapprima a Trieste, in seguito inviato a Bucarest. In Romania conosce Ileana Schapira, figlia di un magnate delle ferrovie che presto diventerà sua futura sposa.

Negli anni trenta decide di trasfersi a Parigi con la moglie. Parigi in quegli anni era il faro culturale di tutto il mondo e proprio a Parigi. Alle soglie dello scoppio della seconda guerra mondiale, grazie al suocero, nel 1939 apre la sua prima Galleria. E poco importa se riuscirà ad organizzare una sola mostra, da qui in poi  il futuro di Leo Castelli dipenderà molto dal suo essere ebreo.

Parte del suo successo è dato dall’antisemitismo che in quegli anni feroci delle due guerre percorse l’Europa e le persecuzioni contro gli ebrei. In seguito all’invasione tedesca, in un clima ostile e minaccioso decide di lasciare la Francia e di trasferirsi a New York con la sua famiglia. Se non fosse stato per le leggi  razziali si sarebbe fermato a Parigi.

Sbarca a New York nel gelo di un marzo del 1941 dove la neve imbianca la città. Da agente immobiliare ad altri lavori, gli inizi non furono facili. Leo Castelli raffinato e innamorato dell’arte da li a poco intuisce che il baricentro artistico si sarebbe spostato da Parigi a New York. Inizia a frequentare gli ambienti legati all’arte e a conoscere le persone che frequentano quel mondo. Inizia a lavorare per il mercante d’arte Sidney Janis con il quale organizza mostre.

Nel 1957, al numero 420 di West Broadway nel palazzo degli Schapira apre la “Leo Castelli Gallery”, una Galleria destinata a fare scuola per oltre quarant’anni.

La Galleria diventerà famosa per gli artisti americani dell’espressionismo astratto come Jackson Pollock, Willem de Kooning, Robert Rauschenberg, Jasper Johns e Cy Twombly. Negli anni sessanta e settanta ebbe a contratto artisti come Frank Stella, Lee Bontecou, James Rosenquist, Roy Lichtenstein, Andy Warhol, Robert Morris, Donald Judd, e Dan Flavin.

Il suo talento lo spinge a scoprire i nuovi artisti del panorama artistico, ad instaurare importanti alleanze, ma il suo grande intuito è la pop-art sul nascere della più grande corrente dell’arte americana.

Personaggio fuori dal comune, cosmopolita, abile ballerino di tango, gran conversatore e infallibile charmeur, ma nulla facente sino all’età dei 50 anni per poi  diventare il più influente gallerista al mondo.

Elios
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