Alessandro Iovino: Chi era veramente Licio Gelli?

Alessandro Iovino. Licio Gelli. Il burattinaio d’Italia. Graus Editore. Prefazione, di Antonio Caldoro – Premessa – Intervista a Licio Gelli – L’uomo dei misteri tra attualità e storia – Piano di Rinascita Democratica: per un’analisi critica – Appendice – Breve profilo biografico di Licio Gelli – Gelli dixit – www.alessandroiovino.it

Un cancro per l’Italia, un uomo malvagio, un mistificatore, un corruttore, un megalomane, un faccendiere?

L’ex  Venerabile è stato questo e molto di più. un uomo indefinito e indefinibile. Il suo nome è al centro delle più grandi inchieste del nostro paese, degli intrighi più complessi, delle vicende più oscure. Questo libro si basa su questa convinzione:” Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario” (George Orwell). Il  libro racconta con perizia e oggettività il percorso di vita di Licio Gelli coincidente con gli anni dei segreti e dei misteri, della strategia della tensione, delle stragi che vanno da quella della Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano del 1969 a quella della stazione di Bologna del 1980. L’autore sottolinea le connivenze e le condanne (ma mai il carcere) per l’ex venerabile. Le posizioni politiche ed etiche dell’Autore, evangelico professante, lo portano ad approfondire e a scavare nelle domande all’ex venerabile ma le risposte e le lettere, gentili nella forma, riportate nel libro in fotocopia, ci presentano un Gelli ormai stanco, esaurito, che non può aderire alla richiesta di ulteriori colloqui. Abbiamo, comunque, potuto apprendere alcune notizie inedite: i documenti donati da Gelli all’Archivio di Stato di Pistoia non contengono tutte le carte e i dossier. Una parte è custodita in luogo segreto così come non tutti i nominativi degli iscritti alla P2 sono quelli resi noti a seguito delle inchieste. Alle domande su questi punti Gelli non risponde esplicitamente, si limita a un sorriso ammiccante.

DAL TESTO – “L’intera storia di Gelli è piena di misteri. La donazione dell’archivio “non segreto” all’Archivio di Stato di Pistoia ha scatenato un mare di polemiche. Infatti nonostante la donazione restano tuttora segreti numerosi faldoni, molti dei quali erano distribuiti tra Montevideo, Svizzera, Villa Wanda, Castiglion Fibocchi, l’Argentina e Montecarlo. Ma di tutti questi posti è certamente Villa Wanda ad essere l’emblema del potere di Gelli, della sua vita e della sua attività massonica. “Ad Arezzo, se ti fermi a chiedere indicazioni, anche ai più giovani, conoscono tutti Villa Wanda. Ti guardano inizialmente con un certo stupore, alcuni sono vaghi mentre altri sono più precisi, ma tutti sanno bene chi risiede nella famosa villa, il cui nome è un omaggio alla moglie di Licio Gelli, scomparsa ormai da molti anni. “Quando arrivai per la seconda volta a Villa Wanda, nel 2010, ci fu sempre una gentile governante ad accoglierci. A differenza della prima volta in cui subito ci portarono nello studio del Commendatore, questa volta ci fece accomodare in un salone di ampia quadratura, con tanti divani e un’infinità di opere d’arte di varia natura: da iconografie cristiane a statue del Buddha, da cimeli massonici ad animali imbalsamati. Tutto sembrava avvolto da un velo di mistero, da un penetrante silenzio, da un’inquietante calma. Pochi minuti di attesa e la governante ci invitò, me e il mio accompagnatore, nello studio di Gelli. Anche lì, dopo pochi minuti di attesa tra i ritratti del Commendatore e di sua moglie, con passo lento ma deciso, arriva Licio Gelli. La prima impressione, dopo quasi due anni dal primo incontro, fu quella di avere di fronte un uomo di quasi 92 anni leggermente più curvo ma in buona salute, con un vestito che sembrava una tenuta d’ordinanza: un completo gessato grigio scuro, panciotto, camicia a righe, cravatta nera e scarpe in vernice nera lucidissime. Dopo i saluti di rito, iniziò un interessante colloquio, che sembrava dovesse concludersi presto, ma che poi si rivelò lungo e ricco di rivelazioni. L’unica interruzione fu l’arrivo di una telefonata, suppongo di un familiare, presto liquidata, e della governante che portò al Commendatore una pillola subito ingerita con un sorso d’acqua.”

L’AUTORE – Alessandro Iovino (Napoli, 1986) ha pubblicato il suo primo libro all’età di diciannove anni. Si è laureato in storia con una tesi poi pubblicata con il titolo “L’apogeo di Stalin” (Firenze Atheneum, 2009) con prefazione di Giulio Andreotti. Si è specializzato in storia moderna e contemporanea. È stato il ghostwriter della biografia di Edinson Cavani “Quello che ho nel cuore” (Mondadori, 2011). Nel 2013 ha pubblicato “Andreotti e il potere. Il divo Giulio visto da vicino” (Bonfirraro). È stato insignito di prestigiosi riconoscimenti in più di venti premi letterari e nel 2013 ha ricevuto il Premio “Masaniello – Napoletani protagonisti”. È stato relatore presso conferenze internazionali in sedi italiane ed estere. È assistente parlamentare presso il Senato della Repubblica. Questa è la sua tredicesima pubblicazione. ArchivioStorico. Si rinrazia Alessandro Iovino per la gentile concessione.

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