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Lo sviluppo delle idee

Da dove vengono le buone idee? E’ un tipo di risposta alla quale siamo più o meno tutti interessati vogliamo essere più creativi, vogliamo avere idee migliori, vogliamo che i nostri lavori siano i migliori. Analizziamo questo problema dal punto di vista ambientale. Quali sono gli spazi che storicamente hanno portato a eccezionali indici di creatività e innovazione? Ho visto che in tutti questi spazi ci sono degli schemi che continuano a ricorrere che sono cruciali per creare ambienti che sono innovativi uno di questi schemi lo chiamiamo la lente incubazione. Le idee più importanti non vengono in un momento di grande comprensione con una ispirazione improvvisa. Le idee più importanti impiegano un grande tempo per evolvere, passando dormiente per molto tempo in sottofondo. Generalmente passa molto tempo, anche anni, prima che un’idea abbia successo e ti possa essere utile in qualche modo e questo è dovutro parzialmente a collisioni di piccole intuizioni che vanno a formare, nel loro insieme, qualcosa di più grande. Nella storia dell’innovazione si vedono un sacco di casi nei quali qualcuno ha solo la metà di una buona idea. Prendiamo come esempio Tim Berners, l’inventore del web. A questo progetto ci lavorò per dieci anni, ma all’inizio non aveva una visione completa di questo nuovo media che stava inventando. Cominciò a lavorare a un progetto parallelo che riguardava l’organizzazione di suoi dati, ma che scartò dopo un paio di anni dopodichè cominciò a lavorare a un’altra cosa. Fu solo dopo dieci anni che cominciò ad avere una visione completa del web. Spesso iniziano così a prendere forma le idee, prima hanno bisogno di un tempo di incubazione e passano molto tempo nella forma di intuizioni incomplete. L’altra cosa importante, quando pensi alle idee, è che quando le idee iniziano a prendere forma come intuizioni hanno bisogno di collidere con altre intuizioni e spesso la cosa che trasforma un idea in una cosa di successo è un’altra intuizione che ronza nella testa di un’altra persona. Occorre quindi trovare il modo di creare un sistema che permetta a queste intuizioni di unirsi e trasformarsi in qualcosa di più grande della somma delle parti. E’ per questo, ad esempio, che il caffè al tempo dell’illuminismo o i saloni letterari del modernismo furono fucine di creatività perchè creavano lo spazio dove le idee potevano fondersi e scambiarsi creando nuove forme. Guardando il problema dell’innovazione, da questa prospettiva, viene fatta luce su un dibattito tenuto recentemente su cosa internet sta facendo alle nostre menti. Ci stiamo facendo sopraffare da uno stile di vite multitasking e continuamente connesso, questo ci porterà a pensieri meno complessi man mano che ci spostiamo da una lettura più lenta, profonda e contemplativa? Penso sia importante ricordare che il grande motore dell’innovazione scientifica e di quella tecnologica è stato lo storico incremento della connettività cioè la nostra abilità a raggiungere e scambiare idee con altre persone, di prendere in prestito intuizioni di altre persone e combinarle con le nostre trasformandole in qualcosa di nuovo. Penso sia realmente questo più di ogni altra cosa il principale motore della creatività e dell’innovazione negli ultimi sei/settecento anni. Quello che è successo negli ultimi quindici anni è che abbiamo così tanti nuovi modi di connetterci e così tanti nuovi modi di raggiungere e incontrare altre persone in modo da trovare i pezzi mancanti all’idea alla quale stiamo lavorando, oppure recuperare per caso una nuova informazione che possiamo usare per costruire e migliorare le nostre idee.

Elios
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