Madre Adriana (Malisheva) di Ioulia Makarova

Madre Adriana ( Malisheva) (1921-2012): la suora, la progettista dei motori a razzo, la spia durante la Seconda Guerra Mondiale di Ioulia Makarova.

Natalia Vladimirovna Malisheva è nata in Crimea, nella famiglia di un medico di provincia, già da bambina faceva molta ginnastica e nuoto, correva sullo sci da fondo, sparava. Consegui’ i corsi da infermiera e prima dell’inizio di Guerra fece in tempo di iscriversi all’Istituto aeronautico di Mosca. “Mi preparavo alla carriera militare già da piccola,- raccontava Natalia,- sparavo, nuotavo, facevo ginnastica, sci da fondo, andavo a cavallo, studiavo il tedesco e lo spagnolo, il mio mito fu Nadejda Durova, la prima donna -ufficiale dell’esercito. Mi piaceva tanto imitarla. Imparai ad andare a cavallo e ad ogni modo mi preparai a una missione sola- proteggere la Patria. Consegui’ i corsi da infermiera, presi i diplomi necessari della GTO (“Idoneo al lavoro e alla difesa”- le normative d’epoca, la nota del traduttore). In aviazione non fui presa, mi recai allora all’ istituto aeronautico. Nel 1941 mi arruolai e partii per il fronte. Passai molto tempo con i miei amici presso le cattedre dell’Accademia militare, ma non fui ammessa -perchè femmina. A ottobre mi mandarono alla divisione della milizia popolare. A novembre prestai giuramento. Volevo fare l’infermiera ma fui inviata a fare la spia della divisione”.

Per ben 18 volte aggirò le retrovie del nemico. Una volta nel 1941 da sola trasportò la spia ferita. Madre Adriana ricordava sempre le parole del suo primo comandante, l’Eroe dell’URSS, Berendeev Nikolaj Michajlovich: “Fino alla vittoria siete una sola grande famiglia. Ognuno di voi deve ricordare la cosa più importante: mai , in nessuna circostanza lasciare il proprio compagno nella disgrazia. La legge della vita sul fronte è ferma: muori, ma metti in salvo l’amico”. La giovane spia rischiò la propria vita tante volte pur di salvare gli altri.

La futura suora Adriana faceva parte dei gruppi di spionaggio e sabotaggio. La spia Natalia Malisheva entrava aggirava le retrovie del nemico, portando a termine i compiti più difficili. Il lavoro operativo dei gruppi di spionaggio e sabotaggio fu una delle attività più difficili e pericolose in guerra, e per Madre Adriana le battaglie più pesanti e sanguinose in cui dovette partecipare, furono quelle di Stalingrad.

Aveva il grado di tenente quando la guerra terminò. “La guerra mi fece capire tante cose. Capii che fare la guerra è come sviluppare le foto. Le qualità buone si verificano rafforzandosi e portano spesso alle azioni eroiche, le bassezze umane venendo fuori portano alle cose terribili”.

Lavorò in Polonia, Slesia Superiore. Nel 1949 tornò a casa col grado di capitano. Dopo l’esercito tornò all’Istituto, lavorò come ingegnere-progettista dei missili a razzo presso l’Istituto di ricerca scientifica-88 in Podlipki (attualmente- città di Korolev). Natalia Vladimirovna dedicò a questo lavoro 35 anni della sua vita.

L’ingegnere-progettista Malisheva partecipò alla messa a punto dei motori di manovra e freno dei primi sistemi balistici e delle navi spaziali in orbita, compresi i motori per “Vostok” di Gagarin.

Per tanto tempo ancora, dopo la fine della guerra, Natalia Vladimirovna rimase lontana dalla chiesa, poi venne a sapere che il figlio del suo compagno di battaglie diventò monaco. Fu l’anno 1988, il Millennio del Battesimo della Russia. Andò con la mamma del giovane monaco a trovarlo, in un paesino vicino ad Uglich, vide Serghej che conosceva da piccolo. Il ragazzo abitava in una casetta di legno vicino alla cattedrale grandissima. Aveva abbandonato la carriera, la vita benestante, tutto per servire il Signore. Madre Adriana raccontava: “La sua casetta era molto semplice, piuttosto povera. E a me all’improvviso travolse una onda di tale ammirazione che in quel momento tutto d’un tratto esclamai-Dio, dammi la stessa fede che ha lui!”

A breve l’ingegnere dei motori a razzo di fama non indifferente, Natalia Malisheva  (la sua candidatura fu proposta anche per il Consiglio Supremo) lasciò il suo lavoro e dedicò tutte le sue forze alla ricostruzione della cattedrale ortodossa. Andò in pensione per seguire meglio la ricostruzione del ostello del monastero femminile Puhtizkij di Mosca e ci rimase a servire come una semplice suora, prendendo il velo sotto il nome di Adriana.

La Madre Adriana era anche laureato del premio internazionale “Per fede e fedeltà” stabilito dal Fondo di Andrej Pervozvannij.

Elios
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