Albanian SQ Arabic AR Chinese ZH-CN English EN French FR German DE Hindi HI Indonesian ID Italian IT Japanese JA Korean KO Norwegian NO Portuguese PT Romanian RO Russian RU Spanish ES Turkish TR

Massimo Fini, intervista di Angelo Sinisi

Massimo Fini è un giornalista, saggista e attivista italiano. È stato una delle firme più note de L’Europeo negli anni 1970-1990, de Il Giorno negli anni 1980 e de L’Indipendente negli anni 1990 ed è un «profondo conoscitore dello scenario internazionale».

Una passione di Fini è la ricerca storica e biografica su personaggi considerati negativamente dalla storiografia ufficiale come Nerone e Catilina, a suo parere completamente calunniati e distorti dalla storiografia antica di parte avversa e trattati in: Catilina. Ritratto di un uomo in rivolta e Nerone.  Duemila anni di calunnie. Ha scritto inoltre la propria autobiografia e le biografie di Nietzsche e del mullah Omar. Il suo Nerone. Duemila anni di calunnie ha ispirato Edoardo Sylos Labini e Angelo Crespi, che nel 2014 hanno prodotto uno spettacolo teatrale sull’imperatore romano. È attore nonché autore dell’opera teatrale Cyrano, se vi pare…, il cui regista è Eduardo Fiorillo. Cyrano è anche il nome di un programma televisivo, di cui Massimo Fini è coautore, che sarebbe dovuto andare in onda per quindici puntate su Rai2 a partire dal 30 settembre 2003.

Il giorno prima del debutto il programma è stato bloccato perché  Massimo Fini non era gradito ad un personaggio molto influente della politica. Nel 2005 Fini ha fondato un movimento politico-culturale chiamato Movimento Zero (abbreviato in MZ o M0) che non si riconosce in nessuna collocazione politica tradizionale di Destra e di Sinistra e si propone al di là di esse.

In questi giorni Lei è intervenuto sul coronavirus con un’affermazione molto chiara: per paura di morire non viviamo più. Il terrore ha paralizzato tutta la società e ora scatta pure l’ipotesi della segregazione in casa degli anziani. Stiamo suicidando  la vita sociale? In questo periodo sicuramente, può darsi che fosse necessario, ma non era prevedibile che gli anziani dovessero restare reclusi quasi a vita perché un anziano non è più infettivo di qualsiasi altra persona a parità di condizioni. Certamente un soggetto avanti con l’età è più a rischio perché sappiamo che se prende questa malattia muore più facilmente che un giovane, ma è un rischio che si deve assumere lui stesso. La sua vita appartiene solo a lui non alla società.

Stiamo veramente arrivando ad una società dove il Grande Fratello governerà irrimediabilmente la vita di tutti? Alla fine dei conti la democrazia è un regime di minoranze organizzate, di oligarchie politiche economiche e criminali che schiaccia e asservisce l’individuo, già frustrato e reso anonimo dal micidiale meccanismo produttivo di cui la democrazia è l’involucro legittimante. Siamo destinati ad essere sudditi e a vivere una situazione paradossale e umiliante, tra il surreale e il fantascientifico? Purtroppo la democrazia di oggi è una partitocrazia, che è una cosa diversa e lo dicono gli stesse sostenitori della democrazia: è una oligarchia, cioè un insieme di gruppi organizzati che comandano. Questo concetto è spiegato molto bene dalla scuola elitista Italiana dei primi del ‘900, in particolare Gaetano Mosca di cento persone che si organizzano tra loro e decidono, prevarranno sui mille che decidono individualmente. In una democrazia il pensiero liberale dovrebbe valorizzare le potenzialità del cittadino ideale, che al contrario diventa inevitabilmente la vittima perché è isolato rispetto a gruppi di potere. Qui parliamo strettamente in termini tecnici perché i gruppi di potere oltre che essere lobby si affermano con la forza dell’economia e della finanza.

Un aspetto molto interessante del Suo pensiero è che vede Capitalismo e Marxismo, apparentemente avversari, in realtà funzionali l’uno all’altro, ma sostenuti a vicenda come le arcate di un ponte. Ottimisticamente afferma che il crollo del marxismo prelude a quello del capitalismo. Questa conclusione pare smentita dai fatti. Il capitalismo oggi ha assunto una dimensione globale, ha superato gli stati nazionali è diventato una specie di Moloch universale che ingoia tutto e tutti. E’  il vuoto spirituale, un buco nero, senza patria, senza dio, solo il denaro. Il capitalismo morirà, diciamo l’industrial-capitalismo, perché non avendo più nessun contro-altare cresce sempre di più e grazie alla globalizzazione occupa il mondo intero, ma un sistema che è basato sulla crescita esponenziale esiste in matematica ma non in natura, quando non potrà più crescere crollerà su se stesso. Io pensavo che questo sarebbe avvenuto con un processo molto lungo, ma comincio a pensare che i tempi saranno più brevi perché più accentua la sua velocità più va a sbattere contro un muro quindi si auto eliminerà da solo.

Naturalmente i tempi non saranno immediati, non crollerà nei prossimi dieci o venti anni, ma questo interesserà molto le generazioni future, i nostri figli e i figli dei nostri figli. Il capitalismo è destinato a morte sicura e succederà qualcosa di simile a quello che avvenne nell’Impero Romano dove seguì il feudalismo europeo. L’Impero Romano era un frammento nel tempo di allora se paragonato al mondo di oggi dove tutto è interconnesso. In un mondo globalizzato, un crollo del sistema vuole dire una crisi generale, si salveranno tutti quelli che non sono connessi, sarà una battaglia tra città e campagna. Non c’è la decrescita felice come sostiene il mio amico Pallante, teorico della decrescita felice, purtroppo temo che s’illuda e che la decrescita sarà sanguinosa

Arriviamo quindi all’affermazione che la Ragione aveva torto? Una tesi che è alla radice di tutti i suoi saggi successivi fino al Manifesto dell’antimodernità con la contestazione della globalizzazione degli uomini, dei capitali, delle merci, dei diritti. E’ possibile interrompere questo processo o è solo utopia? Come ho detto prima il processo di globalizzazione s’interromperà da solo. Con la rivoluzione industriale, che è stato un processo molto complesso perché si accompagnava alla rivoluzione scientifica, che poi l’illuminismo ha razionalizzato in due forme semplificando quella del capitalismo e del marxismo, è stato costruito un modello che oggi, a due secoli e mezzo di distanza é fallito. Un’utopia mancata sul piano marxista, ma che fallirà anche sul piano capitalistico e per non ritornare al medioevo bisognerà recuperare qualche cosa dalle culture che ci hanno preceduto e in particolare dalla cultura greca che aveva un fortissimo senso del limite.

Sul frontespizio del tempio di Apollo a Delfi c’era scritto “Mai niente di troppo”, tutta la loro cultura è indirizzata a mantenere una misura. I Greci avevano Pitagora e straordinari matematici che avrebbero potuto creare macchine molto simili alle nostre, non fino agli smartphone, ma non lo fecero, perché capivano che andare a manipolare la natura era pericoloso. Noi questo senso del limite lo abbiamo superato in tutti i campi, nel campo scientifico, economico, in qualsiasi settore. Io non pretendo di avere ragione, però uno dei punti importanti dell’illuminismo è il dubbio sistematico che si fa anzitutto su se stessi.

Quindi coloro che reggono questa società, dovrebbero porsi delle domande: abbiamo imboccato la strada giusta oppure quella sbagliata? Dobbiamo fare qualche passo indietro oppure prendere una via diversa? Questi avvertimenti non sono solo i miei perché non sono proprio un giornalista sono un qualcosa di diverso, diciamo un pensatore. Per esempio, il Cardinale Ratzinger, quando era cardinale scrisse che il progresso non ha migliorato l’uomo né la società che si presenta come una grave minaccia per il genere umano. Una voce importante a cui si poteva dare ascolto e poi ce ne sono molte altre, in Italia c’è la mia, c’è quella di Pallante con la sua forma più morbida della decrescita felice. Diciamo che il movimento cinque stelle ha qualcosa di questa filosofia ad esempio il NO al ponte di Messina, il NO alla TAV, il NO alle grande opere e il sostegno alle piccole opere.

Di se stesso ha detto : il mio torto, inescusabile in una società come la nostra, era quello di rifiutare, ostinatamente, cocciutamente, infeudamenti a partiti, fazioni, correnti, lobbies e di non accettare sottomissioni umilianti. Ha qualche rimpianto? Direi in linea di massima di no, però adesso che comincio ad avere un’età prestogenica, certamente il fatto di non avere il denaro che avrei potuto avere, mi fa sorgere qualche dubbio, comunque non ho rimpianti. Il mio DNA è quello di essere così, non me ne faccio un merito, ognuno è fatto a modo suo, Io non volevo vivere da valletto all’interno di gruppi quali che fossero, ma da uomo libero, anche se capisco che l’uomo è un animale che ha paura e che si infeuda. Rimprovero quelli che hanno valore e potrebbero fare molto da soli invece che aggiogarsi a questa o quella lobby o quel partito.

Nonostante tutto ha aperto un sito Internet, ha creato un movimento politico che si chiama Movimento Zero, alla fine con la modernità bisogna fare i conti anche odiandola. Certo che bisogna fare conti, direi che la cosa migliore sarebbe utilizzare gli strumenti della modernità, per esempio la tecnologia, per distruggere la tecnologia e la modernità, perché vede la tecnologia risolve un problema, ma ne apre molte di più e dieci volte più complessi. Mi disse Paolo Rossi, che non è l’ex centroavanti della nazionale di calcio, né il noto comico milanese, ma un filosofo della scienza, che una fiducia illimitata nella tecnologia porta poi ad avere una società così complessa che poi non siamo più in grado di controllare e dominare quale è già adesso la nostra in una certa misura e quindi anche su questo bisogna meditare.

Qualche giornale Italiano ha provocatoriamente voluto sollevare delle polemiche in merito agli aiuti della Russia in Lombardia. Quale il suo pensiero in merito? Sono una polemica assolutamente assurda, pensare che i Russi ci hanno dato una mano consistente mentre gli alleati americani non ci hanno dato niente- Su un piano generale questa è stata la politica cercata dalla Merkel che considero l‘unico capo di stato europeo che ha una posizione di equidistanza tra Russia e Stati Uniti. Personalmente penso che noi abbiamo molti più interessi con la Russia per la vicinanza geografica, per ragioni energetiche e per questioni culturali perché con tutto rispetto degli scrittori americani Dostoevskij, Tolstoij, Pushkin e Gogol sono russi e sono europei.

I presunti paesi amici dell’UE ci hanno praticamente voltato le spalle. Cosa farebbe se le sorti della politica italiana dipendessero da lei? L’Europa unita è necessaria per reggere il confronto con questi grandi agglomerati come gli Stati Uniti, la Cina, la Russia e l’India. Nessun paese europeo da solo ce la farebbe a reggere nemmeno la Germania, quindi un’Europa unita è necessaria, ma deve essere un’Europa più solidale di quanto si sia dimostrata fino ad ora.

Il futuro dell’Italia fuori dall’UE come lo vede. Si può stare in una comunità che ha già espresso il suo pensiero su di noi con la Van Der Leyen prima edizione e la Le Garde? Noi dobbiamo con forza e con spirito d’indipendenza nazionale far valere le nostre ragioni, sapendo bene però che non possiamo restare da soli, abbiamo bisogno dell’Unione Europea, quindi bisogna cercare di cambiarla dall’interno. Certo, l’UE vive sull’asse franco-tedesco o se vogliamo tedesco-franco, fermo restando che noi non siamo l’ultimo paese del mondo: siamo sessanta milioni di abitanti, abbiamo una storia alle spalle che è una grande storia, siamo i fondatori dell’UE, quindi ripeto, dobbiamo lavorare dentro l’UE per affermare la nostra identità.

Elios
Editoria - Arte - Spettacolo
info@elioseditoriale.org