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Mauro Massaro, quando dipingere è una necessità

Eleonora Fantinel,  psicologa esperta in processi comunicativi. Per Mauro Massaro dipingere è una necessità. Lo è sempre stato; fin da bambino. Tanto quanto respirare, mangiare, muoversi. Un bambino non si domanda come si fa a camminare. Impara la tecnica cadendo e rialzandosi mille volte, perché questo apprendimento è vitale. Così immaginiamo possa essere stato per Massaro, autodidatta nella tecnica pittorica, l’iniziare ad addentrarsi nell’esperienza del disegno. Il disegno grafico prima (china, carboncino e sanguigna, chine colorate) e il passaggio al colore più tardi (acquarelli, acrilico, e infine olio). Un apprendere da autodidatta l’arte della pittura come abilità vitale per la sopravvivenza. Dell’anima. Il suggerimento è quindi di accostarsi alle sue opere, alle sue donne, non con l’aspettativa di capirle, “di capire il quadro”, ci perderemmo un’occasione. Facciamolo piuttosto con il desiderio di incontrarle queste donne, di entrarci in contatto: scopriremo sicuramente qualcosa di noi. Imparata la lezione di Modigliani e di Schiele e messala da parte, è soprattutto la lezione di Hopper che sembra essere stata oggetto di grande interesseper Massaro. Egli aumenta ancor più la distanza fra osservatore e osservato, che già in Hopper sottolinea la solitudine dei suoi soggetti e la loro distanza dal contesto, asciugando paradossalmente da qualsiasi artificio retorico l’immagine proprio col renderla iper-retorica.
Ed è proprio perché questi corpi sono iper-perfetti che essi possono, a buon diritto, DIRE. E lo fanno. Anzi urlano, silenziosamente, il loro discorso. Spesso attraverso lo sguardo, molto con la composizione delle geometrie delle membra immobili in una siderale assenza di movimento. Che però è un sottovuoto. Un’apnea. Una molla pronta a scattare. Riesce a tenere le sue donne in equilibrio in un crinale sottile, sottile come un capello. Dal quale spesso, come osservatori, ci piacerebbe cadere nel versante tranquillatorio del credere alla loro perfezione, per quanto isolata e siderale possa essere. Ci piacciono queste bellissime donne. Magari fossero vere! Questa operazione di crederci, se anche riesce, non tiene a lungo però. Come Alice dentro lo specchio il quadro si ribalta. E’ allora che SENTIAMO, sentiamo l’effetto che il discorso di quel corpo, finalmente vivo, animato, fa al nostro di animo. Siamo grati dunque a questo artista che, da palombaro dell’anima, rischia ad ogni immersione la vita per portare in superficie quel qualcosa che sololui sa, e che solo lui sa dove sia. Un “qualcosa” che è poi un discorso “a lento rilascio”, un discorso che nel momento della condivisione collettiva, diventa un racconto corale di donne, di volti dell’anima. Essi parlano alla singolarità di ciascuno di noi, invitandoci alla discesa, attraverso di loro, nel nostro di abisso proprio. Sono donne generose e accettano di essere seguite magari prima per fascinazione, poi per curiosità, poi forse per premonizione. Ma in quel poema cavalleresco che può essere la nostra vita, sarà solo se seguiremo questi volti per amore, e con amore, che essi ci offriranno sicuramente il dono più prezioso in questi tempi di immagini vuote: il dono della riflessione e dell’autenticità.
Dario Salani, critico d’Arte. Nei dipinti di Massaro vi è un’equa suddivisione degli spazi, e l’imprecisione dei tratti e la dissolvenza della linea diventa la caratteristica virtuosa dell’artista; così come la calibrata incidenza luminosa è un’altra cifra costante nella fattura dei suoi lavori. La caratterizzazione psicologica delle ragazze raffigurate, le espressioni facciali – spesso enigmatiche ed intriganti -, gravitano intorno a giochi di sguardi, di occhi, di ammiccamenti. Dunque la sospensione temporale nell’arte di Mauro Massaro attinge a vari momenti della storia dell’arte: l’impressionismo di un certo Dégas o Renoir, la mitizzazione della figura femminile di Klimt, la rappresentazione stridente di Schiele, fino ad arrivare all’enigmatico Casorati o al malinconico e disincantato Hopper. Bruno Audisio – Artista Ancora una donna bellissima dallo sguardo enigmatico e diafano ci trasporta nell’onirica dimensione di un mondo parallelo di sogni che ognuno avrebbe voluto vivere. Le sue donne hanno occhi struggenti e profondi e colpisce la loro inaccessibilità. Sono donne che partono dopo averci illuso e che si portano via un poco della nostra ingenuità che fu. Luisa Seculin – Artista Mauro Massaro ascolta i silenzi di queste donne. Sole. Si avvicina loro con dolcezza e rispetto. E intuisce, immaginando, cosa c’è dietro uno sguardo, un’espressione, un gesto. La sua pittura riesce a trasferire sulla tela quello che queste donne, a parole, non dicono.
Ezio Marengo – Critico d’Arte “Le donne” di Massaro appaiono estremamente attuali, uniscono la giusta intraprendenza alla dolcezza naturale e spontanea che le caratterizza; dietro l’aspetto a volte apparentemente duro dell’esistenza, appare innegabile la bellezza nel senso piu’ ampio, viene enfatizzata la dimensione interiore del soggetto, quasi a volerne rappresentare le piu’ recondite sensazioni, a voler superare quel volto per entrare a far parte del suo mondo. Notevoli ed ottimamente realizzate le espressioni dei visi, siano esse di abbandono, di esitazione, di intesa o semplicemente catturate in movimento; attraversosguardi cosi’ profondamente credibili ed efficaci si ha l’impressione che non si tratti di pura immagine, ma che si instauri un vero e proprio rapporto emozionale. La tendenza a rendere partecipe l’osservatore al momento interiore del soggetto e’ ulteriormenterafforzata dal contrasto che si crea tra cio’ che e’ l’anima e cio’ che, quasi con noncuranza, avviene esternamente ad essa; questo trova espressione attraverso l’uso di una gamma cromatica particolarmente variabile che caratterizza ogni opera e sembra accompagnare gli stati d’animo comunicati dall’autore. tutto nei quadri di Massaro sembra comunicare che la pittura e’ e deve essenzialmente essere un’emozione, la buona tecnica non puo’ essere fine a se stessa, non deve essere ostentata o intesa come esercizio di stile; la pittura deve fluire impetuosa, immediata, mai calcolata, sincera; la buona tecnica ne e’ esclusivamente il suo linguaggio.Ed e’ cosi’ che l’accento non e’ posto sulle proporzioni perfette, non piu’ strettamente necessarie seppur raggiungibili, sulle soluzioni convenzionali o eccessivamente provocatorie. Il risultato e’ ottenuto con piu’ efficacia se si punta al cuore, direttamente, senza complicazioni o passaggi intermedi, spontaneamente e con gusto, molto gusto.
Elios
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