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Transizione Verde e Geopolitica: stiamo mettendo il carro davanti ai buoi? Uno studio di Confindustria Romania

“Voler precorrere i tempi; agire in modo prematuro”. Questo è quanto il vocabolario ci dice sull’espressione “mettere il carro davanti ai buoi”. Nel caso della transizione verde, la definizione potrebbe essere declinata nel seguente modo: “Intraprendere azioni sistemiche senza una corrispondente pianificazione strategica”. L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha riportato alla nostra attenzione un fattore fondamentale che sta alla base del progresso economico: la reperibilità delle materie prime. Nel caso della Transizione Verde, questa problematica era già presente e ben conosciuta. La guerra non ha fatto altro che acutizzare la nostra attenzione nei confronti di questo fattore strategico, aggiungendosi quale ulteriore elemento distorsivo e condizionale del flusso di materie prime a livello globale. E’ infatti evidente come un buon numero di materie prime siano concentrate nelle mani di un numero realtivo esiguo di attori statali.

Attualmente, la transizione verde è proposta principalmente sotto forma di target percentuali e grafici previsionali esibiti da ambiziosi funzionari e leader politici. Ambire a modificare radicalmente il mix energetico di un paese o di un insieme di paesi che agiscono in modo coeso è un’operazione che richiede valutazioni approfondite su tanti fronti, così tanti che non esiste ancora uno studio d’impatto capace di includere tutte le variabili in gioco. Una valutazione primaria deve riguardare i rischi che la transizione può implicare per chi la propugna senza avere fatto bene i conti. Ancora peggiore appare la situazione nella quale detta transizione vuole essere imposta come risposta a sconvolgimenti geopolitici contingenti.

Proiezioni future. Per raggiungere gli ambiziosi target climatici entro il 2040, si dovrebbero triplicare le potenze installate di produzione fotovoltaica ed eolica, triplicare la capacità delle reti elettrice e moltiplicare per venticinque il numero di veicoli elettrici.

L’IEA (International Energy Agency) stima che “uno sforzo concertato per raggiungere gli
obiettivi dell’accordo di Parigi significherebbe quadruplicare il fabbisogno di minerali per le tecnologie energetiche pulite entro il 2040. Una transizione ancora più rapida, per
raggiungere lo zero netto a livello globale entro il 2050, richiederebbe un apporto di minerali sei volte maggiore nel 2040 rispetto a oggi”.

Il quadro allargato. Con riferimento alla Cina, molte cose possono ancora accadere per quanto riguarda l’evoluzione dei rapporti geopolitici con il blocco occidentale. Nel caso in cui la Cina cominci a praticare operazioni militari assertive quali l’invasione di Taiwan o la ricerca di un’egemonia strategica nel Mare della Cina del Sud, possiamo attenderci ad altri scossoni globali. Questi vedranno gli USA nel tentativo di contro bilanciare dette operazioni, con risultati finali difficilissimi da anticipare e dai quali potrebbero emergere nuove condizionalità geopolitiche capaci di limitare gli scambi internazionali e stimolare la creazione di alleanze e la contrapposizione fra blocchi di paesi. Così come diversi analisti americani indicano, non può essere escluso un futuro scontro militare fra Cina e USA, che agirebbe da disruption globale i cui effetti potrebbero essere devastanti per il commercio internazionale. Considerando che la Cina produce circa l’80% dei pannelli solari a livello globale, proviamo a pensare a cosa vuol dire un blocco, anche parziale, di queste forniture. La Transizione Verde ne soffrirebbe immensamente. E questo è solo uno dei tanti possibili esempi. Nel sistema globale odierno le interdipendenze giocano un ruolo fondamentale.

Fonte: Centro Studi per l’Europa Orientale di Confindustria Romania. Direttore Adrian Dimache. www.confindustria.ro

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