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XIX Rapporto ICE-Prometeia: Evoluzione del commercio con l’estero per aree e settori

Nel 2022 la crescita del commercio mondiale a prezzi costanti è prevista al 2,1%, inferiore al 5.6% previsto nello scenario precedente l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

È quanto emerge dal XIX Rapporto: Evoluzione del commercio con l’estero per aree e settori realizzato da ICE Agenzia in collaborazione con Prometeia. Il rapporto era stato predisposto per la presentazione e poi sospeso il 24 febbraio scorso alla luce delle incertezze del quadro mondiale. Uno studio aggiornato è messo da oggi a disposizione degli operatori sul sito dell’ICE (www.ice.it/it/studi-e-rapporti/rapporto-ice-prometeia).

La produzione e il commercio internazionali – si legge nel rapporto – hanno pienamente recuperato nel 2021 e i flussi del commercio internazionale hanno superato i livelli pre-Covid, per quanto l’impatto della pandemia e la successiva ripresa siano stati diversi tra settori e paesi, con l’Italia tra i Paesi più performanti. Il 2022 ha poi posto una nuova sfida per l’economia globale, un conflitto che mette a repentaglio prima di tutto vite umane, ma anche crescita ed equilibri geopolitici di medio termine. A questo è attribuibile il rallentamento delle stime di crescita in volume delle importazioni nel mondo.

Le prospettive misurate, invece, a prezzi correnti stimano in euro per l’anno in corso una crescita degli scambi di oltre 15 punti, collegato al forte aumento dei prezzi delle materie prime avviatosi nel corso del 2021 e ulteriormente aggravato dal conflitto in corso. È un ulteriore punto di attenzione dello scenario per l’impatto negativo su inflazione e fluidità delle filiere produttive. Un trend, quello della crescita dell’inflazione mondiale, che è previsto restare alla base dello scenario per tutto il biennio di previsione.

Anche per questa pressione dal lato dei prezzi dei fattori e del costo del capitale, che sacrificano i piani di investimenti delle imprese, il quadro di previsione rimane orientato alla prudenza anche per il 2023. Il Rapporto stima per il prossimo anno un tasso di crescita degli scambi a prezzi costanti al 4% a livello globale, continuando a penalizzare le aree e i settori strutturalmente più esposti verso l’economia russa.

I prossimi anni potrebbero perciò essere importanti per una ridefinizione delle dinamiche di internazionalizzazione delle imprese più colpite, il cui andamento sarà guidato da fattori economici e geografici. Nuovi equilibri negli scambi internazionali, con filiere più corte, o caratterizzate da specifiche affinità, potranno delinearsi rafforzando il sistema produttivo nazionale.

Per quanto riguarda i mercati, il tasso d’incremento più sostenuto nel 2022 si avrà negli emergenti asiatici, le cui importazioni sono stimate in crescita del 6%. Le attese sono relativamente positive anche per i paesi MENA e per quelli dell’Africa meridionale, le cui importazioni cresceranno nell’anno in corso rispettivamente del 4,2 e del 3,8% per poi accelerare ulteriormente nell’anno successivo. Tassi d’incremento intorno al 4% sono stimati anche per l’area Nord America, Oceania, Israele (+3,7%) e per l’America latina (+4,1%). Sarà infatti meno impattata dallo shock energetico la domanda di import del Nord America, potendo contare su una maggior resilienza grazie all’indipendenza energetica raggiunta nell’ultimo decennio. Tra le altre aree, quelle dell’euro e degli altri europei, stabile la prima e in leggera crescita la seconda, sono relativamente le più penalizzate per via dell’impatto dello shock energetico sul potere d’acquisto di imprese e consumatori e della maggior esposizione diretta ai paesi in confitto. La contrazione più ampia è relativa ai paesi Emergenti europei, che includono il mercato russo (previsto in riduzione del -22,7%) e quello ucraino (per cui la stima dell’involontaria caduta della domanda è del -27,0%). Il contributo più importante alla crescita delle importazioni mondiali continuerà in ogni caso a provenire da Stati Uniti e Cina, la domanda addizionale dei quali peserà per circa il 30% dell’incremento totale.

Elios
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